La grande ventata riformatrice dei primi anni ’70, ha lasciato in eredità un nuovo, importante modo di concepire la Salute. Non più semplicemente “Cura”, intervento a posteriori, riparatore e non sempre di pieno successo; ma “Prevenzione”, cioè intervento che non dà per scontata la rassegnazione alla malattia e “Riabilitazione”, cioè intervento che al di là della cura, mira a ri – costruire le condizioni di re – inserimento nel “mondo”. La Riabilitazione dunque è l’argine che si oppone alla cronicizzazione del danno, alla perpetuazione di un’esclusione fondata sull’essere “meno abili degli altri”. Attraverso questa concezione, la Riabilitazione ha permesso il fondarsi di una nuova idea di uguaglianza. Non più un appiattimento normativo che sottintende, a malapena nascosta, l’esclusione del “diverso” e del “deviante”, ma una nuova possibilità di espressione. Un’unica sostanza che si manifesta in molteplici forme. L’umanità comune a tutti, espressa nell’essere tutti, ciascuno tra gli altri, diversamente abili. Le Riabilitazione doveva e voleva esser questo, ma gli anni passati non sono stati dalla nostra parte. Il potere sociale costituito dalla Salute intesa come Servizio Pubblico, è stato pesantemente logorato. Le leggi del profitto hanno fatto valere la propria forza, trasformando la salute in merce. Attraverso nuove forme, anche sulle nostre insufficienze, si sono riproposti : Esclusione, Precarietà e Profitto. L’esclusione oggi non si esprime più attraverso lo stigma dichiarato. Non si addita più il diverso alla derisione o alla carità delle “opere pie”. Non lo si condanna alla separazione fisica dal mondo. Tutto questo ormai non serve più. L’operazione è assai più sottile. L’handicappato, mentale o fisico, poco importa, non viene più “segregato”, separato singolarmente e spesso violentemente, dal contesto sociale. Esso piuttosto viene “confinato”, ristretto nello spazio necessariamente limitato del nucleo familiare. Una condanna eterna agli arresti domiciliari, senza sentenza e senza colpa in presenza di una famiglia, pressata dal bisogno, spesso confusa, talvolta disperata, ma consapevole, almeno in parte, dei propri diritti. Dunque una fonte di “richieste”, di domande su cui si articola “l’offerta” del mercato. Un’offerta, si badi bene, rivolta alla famiglia e non all’utente. Sulla famiglia grava un umanissimo bisogno: la necessità di “alleggerirsi”, almeno per qualche ora al giorno di un peso fatto di esigenze materiali, di angoscia, di tristezza, e di rabbia nel vedere una persona cara, bisognosa e non autosufficiente. Alleggerirsi non significa “scaricare” il problema su qualcun altro, ma semplicemente respirare, trovare i tempi e le energie per fare altro, per non trovarsi in un buco nero senza fondo e senza speranze. In una parola: per non sentirsi soli ed abbandonati. Su questa comprensibile “esigenza della famiglia”, si articola l’offerta del mercato. non considera il diritto dell’utente ad un’esistenza dignitosa e il più possibile autonoma, ma solo le necessità dei familiari assai più gestibili. Un’offerta che ha una molteplicità di target: i diversi settori della riabilitazione e i diversi fenomeni del disagio sociale (alcolismo, tossicodipendenze, salute mentale, etc.). La ricetta dell’offerta propone “semplicemente” lavoro flessibile ed a basso costo. In realtà “lavoro flessibile” e “lavoro a basso costo” sono i termini di una somma il cui risultato prende il nome di “Precariato”. Precarietà è sinonimo di instabilità, di provvisorietà. Un destino che finisce per mettere in una sorte comune Assistente ed Assistito, Riabilitatore e Riabilitato. Precarietà nel lavoro, precarietà nel futuro, precarietà nella dignità e nella considerazione di sé. E’ questo ciò di cui oggi parla una Riabilitazione che tutto fa tranne che riabilitare. La legge del mercato è la legge del profitto che trasforma , l’utente e chi lo assiste, da soggetti di una possibile crescita, riscatto sociale ed esistenziale, in oggetti subalterni ad una logica che brucia dignità e futuro, in cambio di denaro. La lotta per la trasformazione di questo stato di cose possibile, deve partire dal nodo della precarietà. Occorre superare la condizione di precarietà degli operatori per riuscire ad andare oltre la condizione di precarietà sociale ed esistenziale degli utenti. Il nostro primo obbiettivo dunque, è la costruzione di un terreno collettivo di confronto tra familiari, operatori ed utenti. Riteniamo utile ed importante la costruzione di una proposta per raccogliere forze, ragionamenti, iniziative e dare così inizio ad un movimento che, nel campo della Riabilitazione socio – sanitaria, muti lo stato delle cose presenti.
Proposta
Quello che proponiamo è la costituzione di un movimento che ponga al centro i bisogni reali delle persone svantaggiate, trasformando tale “massa debole” in “massa critica”, massa politica.
Proponiamo di valorizzare il lavoro socio-sanitario, eliminando ogni forma di sfruttamento dei lavoratori e convertendo questo settore alla sua naturale funzione Pubblica.
E’ un movimento che per affermarsi deve essere ampio comprensivo delle molteplicità di esperienze e che riconosca come irrinunciabili i seguenti principi:
1. Il principio dell’integrazione sociale e del diritto al lavoro per le persone svantaggiate.
2. Il riconoscimento ed il soddisfacimento dei bisogni delle persone svantaggiate – dai disabili, ai soggetti emarginati – nell’ambito della promozione e della tutela dei diritti universali basati sulla centralità della persona e adeguati al luogo ed al tempo presente.
3. Il riconoscimento del ruolo centrale, gestionale, di indirizzo e di controllo, del servizio pubblico, dello sviluppo di un Welfare democratico, affinché lo sviluppo degli utenti, la loro integrazione sociale e lavorativa, la loro emancipazione, la loro vecchiaia possa essere garantita e realizzata.
4. Il riconoscimento dei bisogni dei familiari, in modo da consentire anche a loro, una vita piena, uno sviluppo equilibrato ed una prospettiva certa per il futuro proprio e dei loro cari.
5. Il riconoscimento del settore socio-sanitario come elemento di congiunzione reale tra il sociale e sanitario, fattore unificante ed essenziale per la divisione delle competenze degli operatori e lo sviluppo delle risorse.
6. Il riconoscimento della qualità importante del lavoro di cura, assistenza e riabilitazione, sottratto al ricatto della precarietà ed affidato al Servizio Pubblico.
Proponiamo i seguenti obiettivi a tutti gli operatori coinvolti nella riabilitazione ed ai cittadini democratici, per far uscire dal buio e dal silenzio il mondo riabilitativo ed individuarne la rinascita e lo sviluppo nel rispetto dei principi
costituzionali, umani e civili :
· Organizzazione di una Conferenza Nazionale sulla Qualità del Lavoro nei Servizi Riabilitativi e nel settore socio-sanitario, centrata sull’esigenza – per gli utenti e per la qualità del lavoro – della pubblicizzazione dei servizi e dell’Integrazione Sociale per i soggetti svantaggiati.
· Proposta di una ri-organizzazione del Servizio Pubblico sulla base di un Modello Integrato: a) avvio all’integrazione sociale dei soggetti svantaggiati, attraverso i meccanismi del Welfare b) integrazione degli ambiti sanitari e sociali, c) internalizzazione dei servizi privati (tenendo conto delle professionalità presenti, dei titoli degli operatori, che quasi mai vedono corrispondere la propria attività con il corso di studi conseguito), d) tirocinio formativo Pubblico (come per i meccanismi formativi delle specializzazioni in medicina) per di tutti gli operatori nei diversi ambiti socio-sanitari (salute mentale, dipendenze, ecc.), indipendentemente dal proprio settore lavorativo.
- Osservatorio sulla qualità del lavoro e delle prestazioni nel settore privato dell’assistenza della cura e della riabilitazione (commissione d’inchiesta sullo stato generale delle strutture riabilitative private di ogni ambito e settore).
· Realizzazione di un sito web aperto a tutti gli operatori per creare un crocevia condiviso di dibattito politico e scientifico e permettere di impostare una rete informatica tra gli operatori di tutti i centri di riabilitazione pubblici e privati.